Non mi piace l’internet che stanno vivendo i giovanissimi, quelli arrivati or ora.
Quelli che a poco più di 14 anni si avvicinano al web perchè sentono parlare di Facebook dall’amichetto della classe accanto. Quelli che magari hanno l’adsl e scaricano mp3, chattano su MSN e se gli chiedi cos’è Wikipedia inorridiscono.
Non mi piace perché vivono in ingresso un aspetto delicato, quello del social networking, che confina con la vita adolescenziale di tutti i giorni, fatta di amici, di passeggiate in bici, della lettura di quel libro per ragazzi che apre anche le menti più giovani.
Il rischio è sempre lo stesso, una visione parziale e non sempre educativa: è necessario un percorso consapevole e graduale di una delle più grandi “invenzioni” e conquiste dell’umanità. E qui entrano in gioco due protagonisti, i genitori e noi uomini della rete.
Di genitori premurosi verso questo aspetto ne conosco molti. In tanti casi però, il divario “tecnologico” con i figli è incolmabile, perché non è sempre così facile trovare mamme o papà appassionati e curiosi conoscitori (o frequentatori) della rete. Ecco, per quei giovanissimi tocca a noi fare da “fratelli maggiori”.
E non parlo di ricerche scolastiche da farsi enciclopedie cartecee piuttosto che una ricerca su Google. Non è una questione di strumenti, si tratta proprio di una questione strutturale, forse utopica. Chi deve iniziare? La scuola, evidentemente.
Vorrei vedere, sul tram, qualche quindicenne con un libro in mano che legge una storia per ragazzi. Invece li trovi quasi sempre con un cellulare tra le dita che chattano una storia da adulti.



