Ho la fortuna di occuparmi tutti i giorni di qualcosa che mi appassiona.
Guardate bene però, la mia passione non sono i social network; la mia passione si chiama comunicazione.
Perché è facilissimo confondere le cose, oggi: ma non parlo delle aziende, quelle più attente e con una visione strategica hanno già oltrepassato questo scoglio.
Parlo di tutti quelli che gravitano a questo ” nuovo” mondo 2.0: dai chi questo “mestiere” non vede l’ora di farlo, passando per quelli che questo mestiere proprio non lo capiscono, fino agli improvvisati dell’ultimo minuto.
Facile condire i discorsi con nomi come Foursquare, Quora o Instagram. Molto più difficile capire la logica che sta alla base di quell’application che reputi tanto interessante.
Chiaccherando con i più giovani che non vedono l’ora di ricoprire un “ruolo” nei social media si scoprono tantissime cose. Si scopre come questa professione, in molti casi, è considerata affascinante, divertente, creativa, curiosa. Non sempre è così, ammettiamolo.
Lavorare con/nei social media è completamente diverso da quello che si vede da “fuori”: il fatto che tu ti diverta a commentare i tuoi amici su Facebook e Friendfeed non vuol dire che sei già pronto per il ruolo di community manager. Il fatto che tu sia riuscito a convincere quel tuo lontano parente (proprietario di una piccola azienda) ad aprire un account su Twitter, non vuol certo dire che la strategia è il tuo forte. Sono contento che frequenti assiduamente gli aperitivi tra blogger: questo non fa di te un esperto di digital pr.
C’è molto di più di quello che si vede e te ne rendi conto solo quando te ne occupi davvero.



