Cara Twitter,
confesso: mi piaci. Davvero, senza mezze misure e nel senso pieno del termine.
Mi piace il tuo modo di lasciarci liberi di dire quello che vogliamo in poche parole, mi piace il tuo essere essenziale, mi piacciono i tuoi abitanti e la loro sana ironia, quel tuo modo naturale di anticipare sempre quotidiani e TV.
Mi piaci perché sei l’opposto di Facebook, perché sei intelligente come Quora ma non te la tiri; mi piaci perché non hai bisogno di mostrare le tue grazie come fa Badoo.
Però non sonnecchiare, Twitter. Stai attenta, lì fuori tutti corrono velocissimi, ogni giorno Facebook e Google rilasciano nuove funzionalità per ingolosire chi ti farà sopravvivere: le aziende, i brand, le decisioni dei marketing manager.
Sei bella ma lentissima, Twitter. Hai promesso una piattaforma adv mesi fa, ancora nulla (o per 4 gatti). Comunichi di non sviluppare più su terze parti, ma sai meglio di noi che senza una piattaforma esterna le tue caratteristiche non vengono sfruttate a pieno. Sei spesso fuori uso, non mi dici con precisione chi retwitta i miei messaggi, la ricerca interna è migliorabilissima, non posso retwittare aggiungendo un commento; insomma potrei andare avanti per ore.
E poi, a me non interessa quanti dei tuoi iscritti sono (davvero attivi), ma alle aziende che vedo tutti i giorni sì: non spaventarti Twitter, dacci i tuoi numeri ma soprattutto non cullarti sul successo che stai attarversando. Prendi esempio dal tuo nemico Facebook: decine di volte più grande di te sia in termini numerici che di rilascio di nuove opportunità.
C’è l’esame di maturità, Twitter: c’è da stare attenti quando il professore non è uno ma qualche centinaia di milioni di persone. E non puoi cavartela cambiando graficamente l’home page.



