Adesso vi racconto una storia, una di quelle favole con personaggi inventati ma dove ognuno di noi si ritrova.
Un bel giorno un ragazzino americano, di quelli un po’ sfigati agli occhi di tanti ma con un cervello grande come la sua voglia di emergere, decide che è arrivato il momento di schedare tutto e tutti e di regalarci il sogno di comunicare meglio e facilmente.
E’ furbo, utilizza strumenti e tecnologie che già esistono, si concentra solo su tre aspetti: la curiosità, l’egocentrismo, la voglia di conoscersi e farsi conoscere.
In pochi anni il nostro ragazzotto intraprendente crea un impero ultramiliardario, impiega centinaia di persone nella sua azienda, sconvolge uffici marketing e strategie pubblicitarie. Quel ragazzino crea una nuova mentalità fatta di condivisione ed apprezzamenti, mette allo scoperto l’inoperosità di parecchi uffici, facilita il lavoro degli avvocati divorzisti.
Quel giovanotto non lo sa, ma è responsabile anche di un nuovo linguaggio fatto di like, farmville, engagement.
In tutto questo le aziende si vedono costrette a parlare slang giovanili, devono “aprirsi” e beccarsi tutti gli insulti sulla pubblica piazza. E se (cara la mia azienda) rispondi con un minimo di decisione e provando a dire che non sei d’accordo con il popolo di fede facebookiana, arrivano loro: i cosidetti social media strategist. Giovani leve del web 2.0 che usano profili di Linkedin pieni zeppi di esperienze, conoscenze, proprietari di decine di blog e moderatori di diverse rinomate community; profili che dici: “come minimo costui per aver fatto tutto ciò avrà 20 anni di esperienza”. Ed invece no, scopri date di nascita vicine agli anni 90, semplici appassionati che rubano ogni istante della vita reale per raccontarlo a followers & friends.
Sono coloro i quali hanno trasformato il “tu non sai chi sono io” in “rispondimi in fretta o faccio un tweet negativo sul tuo prodotto”.
Caro Mark, tu da giovane vecchio sei anche un po’ il papà di questa professione e di questo nuovo modo di agire delle aziende. Pensa che in molti uffici marketing c’è anche la tua fotina appesa sul muro: non per venerarti, sia chiaro. Semplicemente per giocarci a freccette.



