Quando mi dicono che il web è sempre in continuo fermento io rispondo che in fondo questo è proprio il bello: è tutto un turbinio di like, visualizzazioni, commenti, share, badge, score, klout. La cosa certa è che si è modificato il concetto di community, la competizione tra utenti è sempre più spregiudicata, il protagonismo e la voglia di essere “riconosciuti” anche. Il divario tra mondo reale e online si assottiglia, le logiche del gioco nascono online e si concretizzano offline. Ed allora ecco il nuovo trend da studiare con attenzione: si scrive Gamification e (per molti) si legge Badgeville.
Nasce nei primi mesi dello scorso anno, oggi annovera una ventina di dipendenti, cresce a ritmo di 50 clienti alla volta, gli uffici stanno diventando troppo stretti (ce lo dice Adena DeMonte, Marketing director).
Anche in Italia si inizia a parlare con insistenza del fenomeno Gamification e dell’astro nascente Badgeville: ecco un blog tutto in italiano ed addirittura una visita (milanese) ufficiale di uno dei boss, Maarten de Zeeuw, direttore Europa della società californiana.
Se vi state chiedendo qualche esempio concreto, eccovi serviti: un caso davvero nobile su tutti ed una carrellata di case history raccontata dalla stessa DeMonte. E gli investimenti previsti non sembrano essere di poco conto.
In settimane in cui l’ipotesi della nuova bolla 2.0 è nell’aria, spezzo una lancia a favore di un modello ed una piattaforma che non può essere una “moda”: qui si parla di loyalty, linfa vitale per ogni brand. Ed i comportamenti degli utenti lanciano segnali indiscutibili. Insomma, se volete un mio consiglio, provate a valutare un trasferimento nella terra dei vari Facebook e Twitter.

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